domenica 20 settembre 2015





Un secchiello, una bottiglia di plastica…non importa qual sia il recipiente, la cosa più importante è che l’acqua sia benedetta. La gente la usa per farsi il segno della croce, per benedire la casa, i propri oggetti, la beve e la usa per benedire.

Qualche giorno fa, dopo la messa, il sacerdote si avvicinò al tavolino per benedire quegli oggetti che le persone lasciano perché siano benedetti: la foto della persona cara, defunta o ammalata, un quadro di un santo di cui sono devoti e i vari recipienti di acqua. Alcune gocce d’acqua dell’aspersorio del padre erano rimaste sul tavolino.

Una mamma con la sua bambina in braccio si avvicinò e bagnandosi la mano con questa acqua benedetta, subito dopo accarezzava il volto della bimba. Ha ripetute questo gesto varie volte come per non sprecare né una goccia, come per non privare sua figlia né di una goccia.

Che sorpresa quando ritrovandoci con alcune suore di un monastero di clausura, dopo aver pregato con loro la preghiera della notte, la sorella più anziana ha benedetto ciascuna con l’acqua benedetta, un rito di ogni notte.Quanta fede dietro un segno tanto umile, semplice e puro della benedizione di Dio.

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