martedì 20 maggio 2014

              Il giovane che ho chiamato Leopoldo mi ha raccontato un altro episodio della sua giovane vita. Un giorno i suoi amici gli propongono di andare alla cancha, cioé a rubare: volevano bere e non avevano soldi. Prendono di mira un ragazzino di 15 anni, egli stesso lo afferra per le spalle e gli ruba il cellulare e poi incomincia a scappare. Il ragazzino lo rincorre e nonostante Leopoldo faccia di tutto per nascondersi il ragazzino lo raggiunge dentro un vicolo, a questo punto Leopoldo e gli altri due complici incominciano a prenederlo a sassi, lo picchiano cosi forte alla testa che il sangue spruzzava da tutte le parti e poi fuggono: Abbiamo venduto il cellulare a 30 Soles e non so se questo ragazzino sia ancora vivo.
            Mentre mi raccontava questa scena non ho potuto non pensare ad un altro episodio, a Christian che meno di due mesi fa é stato ucciso perché aveva cercato di scapppare a tre persone che volevano rubargli il cellulare. Quando lo raggiungono lo picchiano con pietre fino a spappolargli il pancreas e Christian all’etá di 16 anni muore per un’emorragia interna. Christian partecipava alla parrocchia e la sua famiglia, in un modo incredibile, dopo la morte del figlio si é avvicinata a Dio, in modo particolare la mamma, Jessica. Domenica mattina Jessica era seduta proprio affianco a Leopoldo: la mamma di un ucciso e un uccisore, due vittime.
                  Leopoldo mi ha confidato che si sente perdonato da Dio grazie al sacramento della confessione peró non puó non pensare a quanto male ha fatto: Dio mi ha salvato la vita molte volte, molti dei miei amici sono in carcere, alcuni sono stati uccisi con armi da fuoco, altri sono stati colpiti da pietre che li hanno resi ciechi o hanno perso i denti o sono stati feriti…Dio mi ha protetto e adesso vuole che sia un testimone, peró mi sento male pensando a quanto male ho fatto.
               Allo stesso modo Christian é diventato il símbolo di una morte innocente che silenziosamente grida no alla violenza.

Che la vita di questi due giovani che in Dio hanno trovato la pace e un senso alla loro vita/morte, sia luce per tutti coloro, vivi e morti, che ancora sono nelle tenebre.
DIO PADRE PROVVIDENTE

          Ho incontrato M. una giovane donna, mamma di tre bambini. Mi aveva parlato di lei sua zia che ha ricevuto da parte dello Stato la tutela di questi bambini, oggi ho compreso il perché.
            M. ha perso la mamma all’etá di 7 anni e seppur tanto piccola si é preoccupata dei suoi fratellini, il minore aveva un anno e mezzo. Questa perdita ha segnato la sua vita, l’altro giorno, festa della mamma, mi ha detto tra le lacrime: mi manca molto la mia mamma. A 23 anni dá a luce il primogenito, del papá non si sa niente.
          Qualche anno dopo inizia un’altra relazione dal quale nascerá ill secondogenito. Con quest’ uomo le cose stavano andando bene fino a quando lei si accorge di essere nuovamente incinta e il suo compagno rifiuta di avere ancora un bimbo. La situazione diventa drammatica quando M. scopre che quest’uomo le ha mentito, l’ha tradita perché ha un’altra donna e altri 3 figli. Di tanto in tanto si assentava dicendo che andava a visitare sua mamma, invece stava con l’altra famiglia.Tutto precipita, M. si considera un nulla e decide di togliersi la vita e togliere la vita ai suoi bimbi. Il tentativo di avvelenamento fallisce, lei va in carcere con la piú piccola che da poco aveva dato a luce e i due bimbi vengono affidati a un’orfanotrofio.
           Dopo un anno la famiglia si ritrova, lei incomincia a lavorare restando fuori tutto il giorno, cosicché i bambini escono di casa, restano soli senza che nessuno si preoccupi di loro. M. viene denunciata e le tolgono la potestá dei bimbi. Ecco che la zia si fa carico di loro.
           I piú grandi stanno partecipando alla messa e al catechismo, quando mi incontrano mi fanno un sacco di festa, mi abbracciano con tanto calore. Qualche settimana fa sono anche andata a visitarli nella loro casa: mi aspettavano con ansia.
           La mamma si sente molto in colpa perché si considera responsabile delle difficoltá che i suoi bimbi stanno vivendo, é molto preoccupata in modo particolare per il secondogenito, giá due volte ha ripetuto la prima elementare, non riesce a stare attento, si distrae con facilitá, é molto turbolento.
           M. ci ha chiesto aiuto per avere l’appoggio di un psicologo e di un neurologo: grazie alla provvidenza siamo riusciti ad avere due appuntamenti con uno psicologo del Cetpro e con un medico nel distretto di S. Martin de Porres. Le visite con medici di questo tipo non é cosi facile ottenerle e sono molto costose, una visita con un bravo neurologo costa 400 soles, piú della metá di uno stipendio minimo.

        Che il Padre buono continui ad accompagnare questa famiglia con il suo amore provvidente perché questa donna con i suoi bimbi che tanto hanno sofferto possano incontrare il cammino della serenitá.


martedì 6 maggio 2014


Solo chi é veramente povero confida in Dio

    Ieri sera ho dialogato con un giovane di poco piú di 20 anni, mi ha raccontato la sua storia, condividendo con me che appena lo conosco, tanti particolari della sua breve pero intensa vita. Lo chiameró Leopoldo nel rispetto della sua privacy. 
    Leopoldo é nato e vissuto in una famiglia molto umile, la loro casa era fatta di stuoia. Suo papá non  ha fatto mai mancare, a lui e alle tre sorelle un piatto a tavola, peró gli ha fatto molto male, gritandogli che era un inutile e picchiando la mamma soprattutto ogni fine settimana quando rientrava a casa ubriaco. Leopoldo soffriva molto nel vedere la mamma piangere e un giorno le ha promesso che mai avrebbe avrebbe toccato una donna per farle del male.
    Quanto viveva in casa ha incominciato a condizionare la sua vita, nonostante non volesse essere come il papá, per tante situazioni, tante
vicende subite ha incominciato a non andare bene a scuola, a drogarsi, a bere fino a ubriacarsi, a far parte di una pandilla, a rubare, a maltrattare le ragazze prendenddole in giro, illudendole, mettondele incinte e poi lasciandole, dicendo loro che non le amava e che il bambino non era affare suo.
Leopoldo non era indifferente a tutto ció che stava passando nella sua vita peró non riusciva ad essere diverso. Incominció a sentire qualcosa di diverso quando partecipó a un ritiro dove gli parlarono di Gesú, all'inizio era molto annoiato, peró alla fine non voleva piú andarsene, sentiva che Dio gli diceva: Cercami.Purtroppo rientrando nella realtá quotidiana, gli amici del quartiere, del trago (quelli con cui beveva), le difficoltá lo hanno fatto ricadere.

     Una forte notizia di dolore é stata la porta attraverso la quale il Signore ha nuovamente bussato all sua porta: una sorella si ammala di AIDS. Il mondo gli casca addosso. Questa sorella ha due bimbi piccoli, l'uomo con il quale vive, che non é il papá dei bimbi, anche lui é ammalato della stessa malattia. Leopoldo piange in continuazione e mentre grita a Dio il perché di tutto questo incomincia a sentire il desiderio di cambiare vita. 
    Il venerdi Santo partecipa del via crucis:
 Io che camminavo con i miei amici facendo il tifo per la U (una squadra di calcio), adesso grido facendo il tifo per  Gesú. Io credo che Dio ha un progetto per me, mi sta benedicendo in tutto quello che faccio, so che non mi abbandonerá, so che lui mi é vicino. 
Solo chi é veramente povero come Leopoldo puó confidare in Dio. il Signore ci permetta di non avere nessuna sicurezza, nessuna difesa se non in Lui.