martedì 2 dicembre 2014


Aludia

Aludia é rimasta vedova all’etá di 36 anni con 4 figli, gli ultimi due hanno 3 e 2 anni. Un giorno due amici di suo marito l’hanno riportato a casa dicendo che era ubriaco. Il giorno dopo non si é svegliato. Lo sposo era conduttore di autobus.

Cosa sará successo? L’avranno riportato a casa per non assumerne la responsabilitá? Se l’avessero portato all’ospedale, sarebbe ancora vivo?Aludia sta imparando a cucire per poter portare avanti la famiglia, intanto sopravvivono con l’aiuto di chi gli sta dando una mano. In questi giorni sua sorella che vive nella zona della sierra, recentemente operata di tumore, si trova in casa con lei e sta accudiendo ai bambini, che altrimenti resterebbero soli. Pamela di 10 anni é super affettuosa; Rita e David, i piú piccoli, mostrano un volto serio e triste, solo dopo vari tentativi incominciano a sentire fiducia e a giocare con noi. Peró quando siamo andati via non volevano lasciarci andare.



Dio provvederá
Per poter avere acqua e fognatura nella sua baracca, Gloria si é indebitata fino al collo. Esce la mattina presto e rientra tardi dal suo posto di lavoro: la strada, dove vende bigiotteria. Fino ad ora stava cucinando per vendere ai passanti: un’attivitá che le fruttava di piú peró la zona dove vive é impervia, non era tanto facile caricare pentole e piatti su e giú per un sentiero roccioso. Gloria da piccola si é ammalata di poliomelite, ha una gamba piú corta dell’altra, l’osteoporosi a un livello grave e un inizio di scoliosi. Ha 43 anni. Durante il periodo natalizio non potrá stendere il suo materiale sul marciapiede dove si situa perché la proprietaria stessa si metterá a vendere e il prossimo inverno non potrá stenderlo ugualmente a causa della pioggia. Allora le chiedo: come farai? Mi risponde sorridendo: Dio provvederá.
La ringrazio per essere venuta a visitarmi, e mi dice:
Hermanita, más bien gracias a usted para escucharme y por este abrazo. (Grazie per ascoltarmi e per questo abbraccio).


La muta
Non sapevo che fosse sordomuta la piccola Jocelyn, una ragazzina di 12 anni che tra qualche giorno riceverá la prima comunione. Mentre parlavo con lei mi faceva tanta tenerezza, dai suoi occhi incominciarono a scendere lacrime ed io non capivo perché. Qualche giorno dopo ho potuto parlare con sua madre, anche se non é colei che le ha dato la vita.
Jocelyn é stata abbandonata dalla mamma quando aveva 4 anni, il papá non si é mai interessato di lei, non riconoscendone la paternitá. Quando l’attuale madre fu a cercare qualcuno della sua famiglia, i vicini le dicevano: Conosciamo la muta, ogni sera vagava tra le baracche piangendo, cercando la mamma. Questa, giovanissima, rientrava  a casa all’alba ubriaca. Nessuno ha voluto assumere questa bimba e cosí é rimasta lí dove era  stata abbandonata, tra sconosciuti che la stanno amando come una figlia, una sorella.
L’attuale mamma mi diceva: é piú affettuosa dei miei 4 figli naturali. A volte quando mi addormento sul divano mi risveglio con una coperta e quando rientra suo papá é l’unica che gli offre qualcosa da bere. 

Jocelyn era una bimba aggressiva, non voleva che nessuno le si avvicinasse: sentendosi amata dal calore di questa famiglia, ha incominciato ad amare.


Non c’e niente da fare, non c’é speranza? 

Quando uccisero Alex a coltellate, Coki lo prese tra le sue braccia ed insieme a Jeanmarco furono all’ospedale con Jesús che era stato ferito. Da quel momento Coki ha rafforzato la sua appartenenza alla pandilla, ora piú che mai é disposto a dare la vita per vendicare la vita di Alex, morto all’etá di 18 anni, e affermare la sua identitá. Eppure stá male da quando ha visto morire l’amico, eppure ha paura di scendere nella parte bassa della collina: se scendo mi uccidono, ho paura. Coki ha 16 anni.
La mamma non sa cosa fare, pensa che la soluzione sia rinchiuderlo da qualche parte. Nessuno dei suggerimenti che le diamo sembra darle speranza e allora le chiediamo: Non c’e niente da fare, non c’é speranza?
Coki non ha nessun sacramento, la sua famiglia non conosce Dio. Il papá di Coki é costantemente ubriaco, spendendo buona parte dello stipendio. La mamma va a lavorare tutto il giorno per portare avanti la famiglia ed ha rinunciato a credere che ci possa essere un cambio. Nella baracca vive un’altra figlia con il suo bambino, avuto da giovanissima.
La signora Maria le racconta la sua esperienza: mio figlio era cosí, allora ho incominciato a pregare insistentemente. Adesso é giá sposato ed a volte mi dice: mamma vieni a pregare il rosario a casa nostra.
Non c’e niente da fare, non c’é speranza? 
Il sole  entra nella nostra casa se apriamo le finestre, se queste invece rimangono chiuse rimarremo nell’oscuritá. La lettura del vangelo oggi diceva: Il regno di Dio é vicino.


martedì 28 ottobre 2014

Javier il 30 aprile, cadendo dal secondo piano mentre lavorava come muratore, é diventato quadriplegico. non potrá piú camminare e ha bisogno di un respiratore automatico. La sua situazione si é complicata anche per il fatto che soffre di epilessia. Ha 37 anni e appartiene a una famiglia di modeste possibilitá economiche. Le medicine, le cure..stanno costando molto alla famiglia.

Javier potrebbe giá lasciare l'ospedale per quello abbiamo potuto aiutarli rendendo una stanza della loro casa, piú adatta ad accoglierlo e con un letto d’ospedale. Solo manca un respiratore automatico  che la famiglia sta cercando di procurare. 

Rosa la mamma di Javier é una signora gioiosa e simpatica, caratteristiche che grazie alla fede in Dio non ha perso neanche in questa dolorosa situazione. Qualche giorno fa mi ha detto: appena Javier stará meglio incominceró a dare la mia decima.


            Grazie Signore per questa fede e questa apertura di cuore.


        Luzmila é una donna giovane, mamma di 4 bambine, l’ultima é nata 20 giorni fa e si chiama Cristiana. Qulache giorno fa un parrocchiano l’ha vista triste e preoccupata e quando ha saputo il perché le ha proposto di venire da noi per poter ricevere un aiuto e cosi l’altra sera é venuta con la neonata e due bambine.
   Lo sposo di Luzmila, Wilmer, qualche giorno fa rientrando a casa dopo il lavoro é stato assaltato da tre uomini. Non riuscendo a togliergli il gilet, nella cui tasca c’erano delle monete, hanno incominciato a colpirlo con un coltello. Le ferite si stanno rimarginando peró nel frattempo in casa non c’é nessuno che lavora. Luzmila é andata a lavorare con il mototaxi per portare a casa qualcosa, peró la bambina é troppo piccola per andare con lei. Anche Wilmer ha incominciato a uscire peró le ferite gli fanno ancora male.
      Le avevamo preparato una bolsa con alcuni alimenti e quando gliel’ho data, le due bambine hanno incominciato a tirar fuori i doni con uno stupore incredibile: riso, zucchero, olio...!!! come se avessero incontrato giocattoli e caramelle.
    Quando sono andati via, Luzmila mi ha detto: L’unica cosa che chiedo al Signore é che mi dia salute per lavorare e non far mancare il necessario alla mia famiglia, solo questo gli chiedo.
     Quanta semplicitá, quanta dignitá. Amen, cosi sia.



domenica 19 ottobre 2014

Oggi, giornata mondiale della missione, é stato un giorno molto bello nel quale ho potuto contemplare dei veri missionari.

                   In mattinata siamo andati a visitare una famiglia speciale, si tratta di persone, soprattutto giovani, ammalati di TBC o in fase di recupero. Da 5 giorni hanno raccolto e accolto una donna: Sandra. L'ospedale l'aveva messa in strada, vi é rimasta per 6 giorni su un materasso, con un cagnolino. Il suo volto, tra cappellino e mascherina, non si vedeva bene,  é magrissima, tanto da perdersi sulla sedie a rotelle vecchia e arrugginita. Accogliere Sandra é stata un’eccezione perché é donna, mentre la casa accoglie solo uomini e perché non hanno spazio. Di fatti hanno liberato il piccolo ambulatorio, dove condividono medicine anche con chi viene da fuori in cerca di aiuto, per darle uno spazio riservato. Genny che porta avanti la casa ha dedicato la sua vita a queste persone vedendo in loro lo stesso Gesú ed ha aiutato affinché ogni membro della famiglia pensi lo stesso l’uno dell’altro. Si respira un clima fraterno, semplice e simpatico, che contagia. Uno di loro é un caso psichiatrico, di tanto in tanto nel cerchio in cui eravamo seduti, si metteva in piedi e incominciava a farfugliare con la bava alla bocca. Tutti gli altri lo ascoltavano con molto rispetto e puntualmente partiva un applauso per fargli festa come se avesse detto la cosa piú interessante al mondo.



             Nel pomeriggio con un giovane che da gennaio sta cercando di cambiare vita dopo  aver vissuto nella pandilla, furto, droga... siamo andati a visitare a un ragazzo di 16 anni che un mese fa é stato ferito alla gamba con un coltello da alcuni ragazzi che volevano ucciderlo. Suo fratello di 19 anni cercando di salvargli la vita é rimasto ucciso, accoltellato. Il giovane, raccontandogli qualcosa che ha vissuto nella sua carne, ha parlato al ragazzo di Gesú che ha dato la vita per lui, che lo ama, si preoccuppa per lui e che non vuole che ci sia vendetta, continuando l’onda di violenza. Mentre mi condivideva eravamo in chiesa ai piedi del crocifisso.
Che bello nel giorno mondiale della missione essere evangelizzata dai poveri.

 

venerdì 26 settembre 2014

Incominciamo con un Padre nostro

    XXX é una ragazza che ha appena compiuto 18 anni, abbiamo chiacchierato un pó e con tanta semplicitá mi ha fatto entrare nella sua vita.
   Non so come possa portare tanto peso! Una vita fatta di strada, furti, droga, alcool, sesso, aborto, tentado suicidio, bugie, forti sentimenti di vendetta, di rabbia, di insoddisfazione... Sembra tanto forte, tanto libera, sicura di sé e invece é di una fragilitá estrema.
   Ho desiderato ascoltarla regalandole tutto l’amore che potevo e con il grande desiderio che la breccia che Dio ha aperto in lei si apra sempre di piú. Le ho chiesto se conosceva una preghiera, mi ha detto: Sí, il Padre nostro. Allora ogni mattina incomincieremo con un Padre nostro.

martedì 9 settembre 2014


Luis: quando sono debole allora  sono forte


      La storia di Luis é molto dura. L’anno scorso, mentre stava bevendo con alcuni amici in strada nelle prime ore del mattino, fu avvicinato da alcune persone come per attaccar briga e uno di questi lo aggredi alle spalle con una bottiglia, ferendolo alla spalla. Luis rimase molto tempo steso al suolo, mentre si cercava il modo di portarlo all’ospedale. Purtroppo il colpo che aveva ricevuto aveva ferito una delle arterie e questo é stato fatale. 
     Luis ha 46 anni, era un uomo alto e robusto, adesso è magrissimo, con i muscoli contratti, è alimentato per sonda ed ha bisogno di un’attenzione costante. Vive con suo figlio adolescente e con una sorella che, con l’aiuto del resto della famiglia si sta prendendo cura di lui. Quando avvenne questa tragedia la famiglia entró nella disperazione totale: da dove prendere i soldi per curarlo? Si sono indebitati ed hanno realizzato una serie di attivitá per raccimolare un poco di soldi.
    Grazie ad alcune donazioni continuiamo ad aiutarli con le medicine, le terapie...ed anche si é cercato di rendere la povera stanza in cui vive piú idonea ad un ammalato. Anche ieri siamo andati a fargli visita ed ho visto il suo volto piú sereno, ho pensato che l’amore di coloro che lo accudono lo sta trasformando, forse quando era forte e sano non aveva potuto sperimentarlo, adesso che ha bisogno degli altri per tutto, ha potuto incontrarsi con l’Amore. Allo stesso modo ho visto il volto delle sorelle molto tenero, forse anche loro prima  non avevano potuto esprimergli come ora il loro amore.




martedì 26 agosto 2014

Lo stupore é maggiore quando si contempla da vicino!!!!
Che meravigliosa é la creazione!
 Grazie Signore per permetterci di contemplarti in essa.




sabato 9 agosto 2014

Qui siamo nella zona di S. Rosa, una delle invasioni più recenti della nostra parrocchia. Sempre mi invitano a conversione le signore del gruppo di solidarietà che, nonostante siano esse stesse persone bisognose, sono sempre molto attente e generose.

martedì 5 agosto 2014

L'importante é dare sicurezza!



É arrivato il cartello, un giorno arriverá la strada!
Ruta de evacuación=via di scappo

lunedì 21 luglio 2014

Encarnación e il primato di Dio

 Ieri sera ho vissuto un incontro con il gruppo di preghiera della parrocchia, mi avevano chiesto che parlassi loro del 3 comandamento: Santificare le feste.
        Incredibile a dirsi peró é stata la testimonianza della signora Encarnación ad aiutarmi ad entrare in profonditá in questa veritá. La signora Encarnación non é giovanissima, ha i capelli bianchi ed un volto consumato dalla fatica. Ha condiviso con tutti che per tanto tempo non é andata a messa la domenica a causa del lavoro: non poteva rinunciarvi proprio il giorno in cui poteva guadagnare di piú. Peró si é resa conto che quanto guadagnava lo gastava in medicine perché non stava bene di salute, fino a quando un’amica le suggerí di chiedere al suo angelo di svegliarla per pregare. Da quel giorno si sveglia tutti i giorni alle tre del mattino, prega fino alle cinque e da lí si prepara per andare a lavorare, pero non prima di essere andata a messa. Nel pomeriggio poi si dedica alla famiglia, a parlare e a stare con i suoi figli...Da quel momento non sta piú male, anzi si sente piú forte ed é contenta.


Grazie Encarnación perché con la tua semplicitá ci aiuti a mettere Dio al primo posto.

venerdì 11 luglio 2014

ABBIAMO LA FORTUNA DI ESSERE DONO


Qualche giorno fa siamo andati a visitare una piccola famiglia, di nome "Sembrando esperanza"(Seminando speranza). Era la seconda volta che li visitavo e la sensazione é stata la stessa: mi sono trovata bene in mezzo ai piccoli del regno. Questa famiglia é costituita da persone, prevalentemente giovani che sono o sono stati ammalati di tubercolosi. A questa malattia normalmente sono giunti perché vivevano nella strada, alcuni sono senza famiglia, alcuni hanno avuto problema con la droga, con l’alcol. La debolezza del corpo e dello spirito hanno spalancato la porta a questa malattia, molte volte mortale.
Il clima che si respira é quello della semplicitá e della gioia. Sono coscienti della loro fragilitá e soprattutto della potenza di Dio, unica áncora di salvezza. A dire il vero il Signore ha regalato un appoggio fantastico nella persona di Jenny, una giovane donna che dall’etá di 20 anni si é dedicata ai piú bisognosi, fino a quando qualche anno fa, ha potuto aprire questa casa.Yenny ha voluto lascire tutto per seguire il Signore in questi amici, ha il suo lavoro come professoressa peró é al 100% dedicata alle necessitá dei suoi figli, come ama dire. Ad un certo punto mi ha detto: abbiamo la fortuna di essere dono, sono contenta.
Grazie Signore perché ci riveli il cammino della vera gioia, permettendoci di essere dono per gli altri.




giovedì 3 luglio 2014


Le bonheur n’est pas quelque chose que tu obtiens dans la vie, c’est quelque chose que tu apportes à la vie.

La felicitá non é qualcosa che ricevi dalla vita, é qualcosa che apporti alla vita.

La felicidad no es algo que recibes de la vida, sino algo que tú dones a la vida.
- Dr. Wayne W. Dyer

lunedì 23 giugno 2014



Con Milosca e i suoi bambini, contenti di aver ricevuto un regalo.



Quando si ha sonno, il letto non é la cosa piú importante!!!!

Ma sará solo questa l'unica veritá?

giovedì 19 giugno 2014

  Necesitamos de sangre


          Ieri con la signora Gloria e con Katia, siamo andate a far visita a Cristian un ragazzino di 11 anni, ammalato di leucemia. Arrivare a casa sua non é stato facile, vive su un cerro dove non ci sono né scalinate, né strade. La signora Gloria che vive nella stessa zona ci apriva il cammino, lei non puó piegare un ginocchio, ma camminava come un cerbiatto, facendomi vergognare delle mie difficoltá per il cammino impervio.
Quando siamo arrivate siamo stati accolte da due bambine: la sorellina e la cuginetta di Cristian, entrambe simpatiche e vivaci. La casa é molto semplice: un bagno esterno, due camere da letto e la cucina. Lo spazio esterno é tutto in pendenza ed é pura rocca.
       Entrando nella stanza di Cristian mi sono meravigliata di quanto fosse graziosa rispetto a tutto il resto: tetto di cemento, pareti colorate, un bel letto, tutto pulito. Cristian era appena rientrato dall’ospedale dove si era sottoposto alla chemioterapia e i medici raccomandano che l’ambiente in cui vive sia come quello di un buon ospedale, perché essendo moto debile, potrebbe contrarre altre malattie. Siamo state un pó con lui, ci ha detto che gli mancano  gli amici, perché non puó stare in mezzo alla gente. Abbiamo pregato un Padre nostro chiedendo il dono della guarigione.
         Uscendo nel “cortile” abbbiamo chiesto alla mamma come potremmo aiutarli e lei ci ha detto: “Necesitamos de sangre, abbiamo bisogno di sangue”. Il centro che normalmente glielo dá, el banco de la sangre, non vuole piú dargliene perché sono in debito di 13 sacche e quando riceve la chemio, l’emoglobina é cosi bassa che non puó fare a meno di trasfusioni. Abbiamo contemplato l’amore di questa mamma per il propio figlio, la preoccupazione e la semplicitá.
        Confidiamo al Signore il desiderio di riuscire a poter dare loro questo sangue, in attesa che Cristian possa ricevere il trapianto di midollo.

lunedì 2 giugno 2014



Che la nostra speranza sia sempre viva!

JESHUA 25
Abbiamo celebrato Jeshuá 25. Un momento di festa, di incontro con Dio; la occasione per tutti per riscegliere la Vita. Grazie, Signore.







martedì 20 maggio 2014

              Il giovane che ho chiamato Leopoldo mi ha raccontato un altro episodio della sua giovane vita. Un giorno i suoi amici gli propongono di andare alla cancha, cioé a rubare: volevano bere e non avevano soldi. Prendono di mira un ragazzino di 15 anni, egli stesso lo afferra per le spalle e gli ruba il cellulare e poi incomincia a scappare. Il ragazzino lo rincorre e nonostante Leopoldo faccia di tutto per nascondersi il ragazzino lo raggiunge dentro un vicolo, a questo punto Leopoldo e gli altri due complici incominciano a prenederlo a sassi, lo picchiano cosi forte alla testa che il sangue spruzzava da tutte le parti e poi fuggono: Abbiamo venduto il cellulare a 30 Soles e non so se questo ragazzino sia ancora vivo.
            Mentre mi raccontava questa scena non ho potuto non pensare ad un altro episodio, a Christian che meno di due mesi fa é stato ucciso perché aveva cercato di scapppare a tre persone che volevano rubargli il cellulare. Quando lo raggiungono lo picchiano con pietre fino a spappolargli il pancreas e Christian all’etá di 16 anni muore per un’emorragia interna. Christian partecipava alla parrocchia e la sua famiglia, in un modo incredibile, dopo la morte del figlio si é avvicinata a Dio, in modo particolare la mamma, Jessica. Domenica mattina Jessica era seduta proprio affianco a Leopoldo: la mamma di un ucciso e un uccisore, due vittime.
                  Leopoldo mi ha confidato che si sente perdonato da Dio grazie al sacramento della confessione peró non puó non pensare a quanto male ha fatto: Dio mi ha salvato la vita molte volte, molti dei miei amici sono in carcere, alcuni sono stati uccisi con armi da fuoco, altri sono stati colpiti da pietre che li hanno resi ciechi o hanno perso i denti o sono stati feriti…Dio mi ha protetto e adesso vuole che sia un testimone, peró mi sento male pensando a quanto male ho fatto.
               Allo stesso modo Christian é diventato il símbolo di una morte innocente che silenziosamente grida no alla violenza.

Che la vita di questi due giovani che in Dio hanno trovato la pace e un senso alla loro vita/morte, sia luce per tutti coloro, vivi e morti, che ancora sono nelle tenebre.
DIO PADRE PROVVIDENTE

          Ho incontrato M. una giovane donna, mamma di tre bambini. Mi aveva parlato di lei sua zia che ha ricevuto da parte dello Stato la tutela di questi bambini, oggi ho compreso il perché.
            M. ha perso la mamma all’etá di 7 anni e seppur tanto piccola si é preoccupata dei suoi fratellini, il minore aveva un anno e mezzo. Questa perdita ha segnato la sua vita, l’altro giorno, festa della mamma, mi ha detto tra le lacrime: mi manca molto la mia mamma. A 23 anni dá a luce il primogenito, del papá non si sa niente.
          Qualche anno dopo inizia un’altra relazione dal quale nascerá ill secondogenito. Con quest’ uomo le cose stavano andando bene fino a quando lei si accorge di essere nuovamente incinta e il suo compagno rifiuta di avere ancora un bimbo. La situazione diventa drammatica quando M. scopre che quest’uomo le ha mentito, l’ha tradita perché ha un’altra donna e altri 3 figli. Di tanto in tanto si assentava dicendo che andava a visitare sua mamma, invece stava con l’altra famiglia.Tutto precipita, M. si considera un nulla e decide di togliersi la vita e togliere la vita ai suoi bimbi. Il tentativo di avvelenamento fallisce, lei va in carcere con la piú piccola che da poco aveva dato a luce e i due bimbi vengono affidati a un’orfanotrofio.
           Dopo un anno la famiglia si ritrova, lei incomincia a lavorare restando fuori tutto il giorno, cosicché i bambini escono di casa, restano soli senza che nessuno si preoccupi di loro. M. viene denunciata e le tolgono la potestá dei bimbi. Ecco che la zia si fa carico di loro.
           I piú grandi stanno partecipando alla messa e al catechismo, quando mi incontrano mi fanno un sacco di festa, mi abbracciano con tanto calore. Qualche settimana fa sono anche andata a visitarli nella loro casa: mi aspettavano con ansia.
           La mamma si sente molto in colpa perché si considera responsabile delle difficoltá che i suoi bimbi stanno vivendo, é molto preoccupata in modo particolare per il secondogenito, giá due volte ha ripetuto la prima elementare, non riesce a stare attento, si distrae con facilitá, é molto turbolento.
           M. ci ha chiesto aiuto per avere l’appoggio di un psicologo e di un neurologo: grazie alla provvidenza siamo riusciti ad avere due appuntamenti con uno psicologo del Cetpro e con un medico nel distretto di S. Martin de Porres. Le visite con medici di questo tipo non é cosi facile ottenerle e sono molto costose, una visita con un bravo neurologo costa 400 soles, piú della metá di uno stipendio minimo.

        Che il Padre buono continui ad accompagnare questa famiglia con il suo amore provvidente perché questa donna con i suoi bimbi che tanto hanno sofferto possano incontrare il cammino della serenitá.


martedì 6 maggio 2014


Solo chi é veramente povero confida in Dio

    Ieri sera ho dialogato con un giovane di poco piú di 20 anni, mi ha raccontato la sua storia, condividendo con me che appena lo conosco, tanti particolari della sua breve pero intensa vita. Lo chiameró Leopoldo nel rispetto della sua privacy. 
    Leopoldo é nato e vissuto in una famiglia molto umile, la loro casa era fatta di stuoia. Suo papá non  ha fatto mai mancare, a lui e alle tre sorelle un piatto a tavola, peró gli ha fatto molto male, gritandogli che era un inutile e picchiando la mamma soprattutto ogni fine settimana quando rientrava a casa ubriaco. Leopoldo soffriva molto nel vedere la mamma piangere e un giorno le ha promesso che mai avrebbe avrebbe toccato una donna per farle del male.
    Quanto viveva in casa ha incominciato a condizionare la sua vita, nonostante non volesse essere come il papá, per tante situazioni, tante
vicende subite ha incominciato a non andare bene a scuola, a drogarsi, a bere fino a ubriacarsi, a far parte di una pandilla, a rubare, a maltrattare le ragazze prendenddole in giro, illudendole, mettondele incinte e poi lasciandole, dicendo loro che non le amava e che il bambino non era affare suo.
Leopoldo non era indifferente a tutto ció che stava passando nella sua vita peró non riusciva ad essere diverso. Incominció a sentire qualcosa di diverso quando partecipó a un ritiro dove gli parlarono di Gesú, all'inizio era molto annoiato, peró alla fine non voleva piú andarsene, sentiva che Dio gli diceva: Cercami.Purtroppo rientrando nella realtá quotidiana, gli amici del quartiere, del trago (quelli con cui beveva), le difficoltá lo hanno fatto ricadere.

     Una forte notizia di dolore é stata la porta attraverso la quale il Signore ha nuovamente bussato all sua porta: una sorella si ammala di AIDS. Il mondo gli casca addosso. Questa sorella ha due bimbi piccoli, l'uomo con il quale vive, che non é il papá dei bimbi, anche lui é ammalato della stessa malattia. Leopoldo piange in continuazione e mentre grita a Dio il perché di tutto questo incomincia a sentire il desiderio di cambiare vita. 
    Il venerdi Santo partecipa del via crucis:
 Io che camminavo con i miei amici facendo il tifo per la U (una squadra di calcio), adesso grido facendo il tifo per  Gesú. Io credo che Dio ha un progetto per me, mi sta benedicendo in tutto quello che faccio, so che non mi abbandonerá, so che lui mi é vicino. 
Solo chi é veramente povero come Leopoldo puó confidare in Dio. il Signore ci permetta di non avere nessuna sicurezza, nessuna difesa se non in Lui.

martedì 8 aprile 2014


Partecipando al battesimo di 

due bambini nella nostra chiesa

Con Gloria nella sua casa

     In questo tempo il Signore mi ha permesso di entrare con maggiore intensitá nella vita del popolo, in mezzo al quale ci troviamo. Ascoltare alcune esperienze, vedere come molti vivono é stato tanto forte che mi sembrava o volevo convincermi, che era solo un film, che non era vero perché non poteva essere vero.
   La violenza nella strada, nelle famiglie, l’abuso di papá verso le loro figlie, l’impotenza davanti alla povertá… Eppure ancora una volta ho contemplato una vita che é piú forte della morte, una speranza che vince lo scoraggiamento, un perdono che contrasta la vendetta, una fiducia che é piú forte della disperazione.
Durante la Pasqua proclamaremo: “Cristo é veramente risorto”. Sí Cristo é risorto e noi lo abbiamo visto!
      In particolare mi piacerebbe raccontarvi l’esperienza della signora Gloria. Gloria fa parte del grupo di solidarietá, cioé un grupo di persone che nella parrocchia accompagna le situazioni dei piú bisognosi, dei piú poveri tra i poveri. Ogni settimana visitano le famiglie che hanno maggiore necessitá, portando alimenti, vestiti… Gloria é molto animata in questo servizio: nella messa della scorsa settimana con forza ha chiesto ai parrocchiani il loro appoggio dicendo che tutti possiamo sperimentare come é bello donare. Gloria ha condiviso come a volte sia facile fermarsi alle proprie difficoltá, lamentarsi per quello che non si ha peró poi, entrando in molte famiglie, si sperimenta, ci si rende conto di quanto si ha. Mi é piaciuto molto il suo atteggiamento e ancora di piú, dopo essere stata a casa sua, é nato spontaneo il grazie per la sua testimonianza. In questi giorni deve affrontare un problema ben difficile: debe spostare la sua casa!!!
        Negli anni ci sono stati cambi a livello urbanístico e perció il limite della sua casa si é spostato, in questo momento la sua baracca occupa circa un metro della proprietá del vicino. Questi deve costruire un muro e perció ha bisogno del suo terreno. La casa non é di mattoni e questo puó rendere tutto piú facile, peró non lo é. La casa é costituita da 4 pareti di un leggero compensato, pieno di buchi, otturati con plastica, carta…, il tetto é un eternit abbastanza rovinato, muovendolo potrebbe non essese piú riutilizzato. Il bagno si trova all’esterno ed é un buco nel terreno circondato con cartone e stuoia, non hanno fognatura e hanno solo un serbatoio di acqua con un rubinetto: l’acqua la comprano dal vicino. La cucina é costituita da un lavabo, mattoni e carbone per cucinare. Le poche pentole conservate in una borsa di plastica per non riempirsi di sabbia. Dentro le 4 pareti si incontrano un tavolo con 4 sedie, un piccolo armadio, un divano che di notte é un letto, alle spalle di questo una parete di compensato divide da due letti: tutto nello spazio di 5x5. Per andare a dormiré la figlia debe aprire la parete. Ammucchiate un pó di qua, un pó di lá ci sono borse con i loro vestiti o con cose che un giorno potrebbero essere utili. Questa baracca é costruita nel cerro, dove le varie case sono state costruite ricavando terra dalla collina, come a gradini. Mettendosi d'accordo tra i vicini hanno costruito un pezzo di scala che facilita la salita alla casa, peró c´é da camminare con attenzione perché é ripido.
      Gloria mentre ci mostrava la sua casa diceva: Sono tranquilla, che posso fare? se ci penso mi dispero e allora meglio non pensarci. Mentre mi raccontava tutto questo e tutte le altre difficoltá che vive, ancora piú forti del problema della casa, ho sentito la tentazione di andarmene per non ascoltare, per non incontrarmi anch’io nella disperazione di chi non sa cosa fare.
     Salutandomi mi ha detto che lei non era nessuno per meritare che andassimo a trovarla ed io le ho risposto che non avevo lasciato la mia terra…per niente, che ero lí anche per lei. Qualche giorno dopo incontrandomi mi ha detto che aveva pensato alle mie parole, a quanto forse non era stato  facile lasciare tutto, e ci ha ringraziato perché siamo qui. Ieri é venuta  donandoci un pó di frutta. Se anche non potessimo aiutarla materialmente, il solo  fatto di esserci, di preoccuparci per lei é giá esperienza dell’amore di Dio, é giá Pasqua. Un’ altra cosa che mi disse fu: Ho un sogno, avere una casa come quella, indicandomi una casetta di legno: tanto sognare non costa nulla! Spero con tutto il cuore che questo sogno divenga realtá.
       Ed é diventato realtá, perché grazie ad un contributo della Diocesi, con l’aiuto di vari amici del Portorico e d'Italia, siamo riusciti  a livellare il terreno e ora dopo 3 settimane di lavoro, la casa è arrivata.